Bomba (a bordo)

La porta dell’aereo si chiuse con quello scatto che conosceva, come il suo singhiozzo. Ultimi concitati attimi tra scampanellii e veloci passaggi nei corridoi, poi, la calma.

Il rullaggio lungo e silenzioso.

Era una giornata come un’altra, il volo era pieno, come lo erano le cappelliere ed ogni spazio disponibile a bordo. Erano minuti preziosi, di ricarica, venivano spesso utilizzati per riorganizzare le idee. Fissò fuori dall’oblò guardando la lunga fila di aerei in coda davanti al suo.

Il suo aereo.

Mah… la testa batteva così forte che, alla domanda della collega, si voltò di scatto, quasi le avessero urlato con un megafono. doveva avere uno sguardo grottesco perché la collega si alzò senza aspettare la risposta. Stava aspettando l’effetto delle pastiglie antinfiammatorie e cercava di rilassare mente e corpo con lunghi, lenti respiri profondi.

< Cabin crew ready for take off>

L’aereo staccò da terra.

Guardò le prime file della Prima classe e rimase a fissare una calza di una signora, si era smagliata. Una volta avuto l’OK del Comandante cominciò la routine del lavoro, preparativi, annunci, passeggeri in piedi e colleghi già nevrotici.

Tess pensò al tempo che mancava all’arrivo a Boston, mentre il mal di testa cominciava a diminuire. Uscì in cabina e i passeggeri della seconda fila si erano esaltati alla vista della costa. Lui e lei, visibilmente in viaggio di nozze, lei sorrideva dalla partenza, quasi una paresi. Lui, fotografava tutto, lei che beve, lei che si toglie le scarpe, lei che indica le uscite di emergenza…

“Scusi, ci fa una foto?” Appunto.

Ascoltò, suo malgrado la conversazione di altri due passeggeri, proprio dietro, incentrata sui ritmi intestinali, destinati ad essere irrimediabilmente alterati dal jet-lag. Le passò di fianco il collega dal nome impronunciabile che, già prima dell’imbarco, si era esibito in uno sgraditissimo sproloquio. Ma può una persona, al mattino, già puzzare di sudore?

Come affrontare la questione? Non ci sono molte alternative.

“Scusa, Jamesqualcosa, vieni un secondo per favore.”

Sbrigata la pratica igiene personale/sopravvivenza, il resto procedeva come da copione.

“Tess, ti vogliono dietro.”

Pensava di trovarsi di fronte ad uno dei soliti problemi, un cliente un po alticcio per le troppe birre o un fumatore in crisi di astinenza.

Mentre raggiungeva la coda dell’aereo, pensò all’ultimo volo e alla famigliola che si era trovata sparpagliata, col padre che pretendeva di sistemare tutti gli OTTO membri dove voleva lui. Routine. Appena arrivata trovò Ana, la piccola collega bionda, una sorta di Tittì quarantenne, che parlava con un uomo giovane, di spalle.

“Tess… ecco, prova a sentire…”

“Buongiorno sono Tess, la Capocabina.”

E rimase con la mano a mezz’aria, fissandolo negli occhi dilatati. L’uomo in realtà era un ragazzo, giovane, con la fronte imperlata di goccioline, la bocca serrata in una smorfia, e reggeva un sacchetto di quelli per il mal d’aria, chiuso. Tess guardò Ana, col suo faccino e gli occhioni blu, poi guardò il ragazzo, aspettando di capire quale fosse il problema.

“Dice di avere…”

“Ho una bomba.”

Deglutire, guardarsi intorno, chiudere la bocca.

Il manuale, a proposito di minacce terroristiche recita:

<..in caso di dirottatore maschile è preferibile che, a mantenere i contatti con il soggetto protagonista, sia una donna…>

Fatto. Quasi.

<Ecco, mettiamoci qua.”

Tess fece accomodare il ragazzo su uno strapuntino e cercò di comunicare con gli occhi ad Ana, in modo che avvertisse i piloti.

“Mi chiamo Tess. Ho capito bene? Hai messo una bomba sull’aereo?”

“Sì”

“Posso chiederti dove e perché l’hai fatto?”

“No.”

“Allora dimmi come posso aiutarti, cosa devo fare.”

“Sono stanco…molto stanco…adesso andate dove dico io…dillo al Comandante..voglio andare su un’isola..”

“Quale isola?”

“Non so…non ricordo…”

“Va bene. Senti cosa c’è nel sacchetto?”

“Il telecomando.”

“mmmmmmm”

“Scusi si può avere un po d’acqua?”

Tess era seduta a 10.000m d’altezza, di fianco a un presunto dirottatore e un passeggero la stava fissando. Si era resa conto di essere da sola e il galley posteriore si stava riempiendo di gente.

Calma. Resta calma.

“Signori, per favore, tornate ai vostri posti, gli assistenti di volo stanno per distribuire pasti e bevande. Vi ringrazio.”

Era come parlare da sola, il ragazzo stava innervosendosi quando ecco arrivare Ana, e insieme a lei Laura. Meno male, tutti erano allertati. Laura era una collega “anziana”, un valido aiuto, rassicurante, posata. Tess rimase seduta di fianco al ragazzo, passò del tempo e finalmente lui parlò.

“Ho freddo.”

“Senti, adesso ti faccio portare una coperta, anzi due… poi, se ti va, mi racconti qualcosa di te, d’accordo?”

Il ragazzo dondolò la testa e appoggiò il sacchetto per terra, tra le gambe. Tess pensò di provare a dare un calcio, poi pensò alle conseguenze.

“Andrea.”

“Scusa?”

“Mi chiamo Andrea.”

Ana stava dando da bere, Laura si era messa a indirizzare i passeggeri verso il centro dell’aereo. Tess fissava il piccolo schermo del computer di bordo pensando, quasi incredula <Queste cose capitano nei film, agli altri….>

“Quella là sotto cos’è?”

“La Sardegna. Senti, come mai non hai preso un volo per l’isola dove vuoi andare?”

“…………”

“Non ti viene in mente qual’è? Forse posso aiutarti.”

“Sono stanco…tu credi sia possibile cambiare vita? Dico davvero, ricominciare?”

“Sai, una volta, stavo attraversando un periodo davvero brutto, mi trovavo a New York in un ristorante cinese e ho preso un biscotto della fortuna, sai quelli con i bigliettini all’interno e…”

“Ma stiamo virando o scendendo?”

“Posso chiamare il Comandante, così glielo chiedo?” “Salve Comandante, sono Tess…

……………………

L’aereo è circondato da macchine della Polizia, vigili del fuoco, ambulanze e persone che scappano, il ragazzo è stato immobilizzato a terra con le manette ai polsi.

Alla fine Tess aveva dato il calcio al sacchetto, lo aveva fatto. E Laura si era buttata addosso al ragazzo insieme a lei. Ma lui, non aveva reagito, non aveva lottato. Lo avevano legato con gli auricolari e immobilizzato su una poltrona, tra le urla dei passeggeri.

Tess era rimasta vicino a lui, insieme a un collega, mentre Ana manteneva i contatti con il Cockpit.

Erano rientrati. Nel sacchetto c’era in effetti un telecomando, ma di una TV, e lo avevano scoperto gli artificieri, una volta atterrati.

Il Comandante vuole tutti sotto all’aereo.

“Ragazzi, è andata bene, ma gli artificieri mi hanno detto che hanno sicuramente tentato di fare qualcosa… mancano le scatole nere… Verremo convocati per fare rapporto su quanto successo… Complimenti a tutti, comunque…”

Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...