#140 volte AnnA


Era da un po’ che girovagava tra i siti in cerca di idee. Era nato come passatempo, qualcosa per non restare fuori gioco, ormai avere un blog era come avere la patente. Si guardò allo specchio, forse il trucco era da ritoccare, la pettinatura non le piaceva e neanche come si era vestita. Com’era difficile creare qualcosa di diverso. Si alzò dalla scrivania e si accese una sigaretta andando verso la finestra. Rimase un po’ a guardare le gocce di pioggia cadere sul vetro e la sua immagine che si confondeva col riflesso delle luci del ristorante cinese, dall’altra parte della strada.

Non dormiva bene da un po’ di tempo e chattare era meno costoso delle benzodiazepine di sua madre. I followers erano in aumento, se ne erano aggiunti alcuni dal nome preoccupante:micatemordo, piùfigadite, mortochecammina,,, giunse alla conclusione che chiamarsi AnnA in fondo risultava originale. Le bastava pubblicare una foto dei suoi piedi con lo smalto appena fatto per venire retwettata centinaia di volte. I like si moltiplicavano se si era tagliata un dito.  Quella faccenda del Blue Whale l’aveva stomacata, cinquanta step autolesionisti da seguire come un malvagio estremo gioco dell’oca in cui nessuno vince. Guardò i retweet del suo ultimo post, poi guardò il tabacco fumante della sigaretta, accese il video e fissò lo schermo con la sigaretta in una mano, pronta a spegnarla sul dorso dell’altra.

Twittò: – Non trovavo il portacenere –  e postò il video.

Cannato, sballato, scimmiato

Rumore di vetri rotti. Una bottiglia lanciata contro la fontana va in pezzi, un suono acuto che si confonde negli schizzi d’acqua. E’ notte fonda, sono quasi le tre e le voci dei ragazzi sono come versi di animali agitati, persi. Alcuni gridano, altri cantano e ridono, sicuramente qualcuno sta vomitando.

Scosto un po’ la persiana e vedo le loro teste nelle ombre lunghe dei lampioni, una coppia  sta litigando e gli altri sono appoggiati al muro. Hanno bevuto, tanto. Non c’è gioia nelle risate, i discorsi si fanno pesanti e concitati, qualcuno si agita. Una ragazza si sente male, non respira o forse è solo svenuta. Si forma un cerchio intorno a lei, ora è distesa a terra e qualcuno grida aiuto, spaventato.

Luci che si accendono, come tanti occhi che si spalancano nel buio e altre persiane si scostano. Qualcuno ha già avvisato la Polizia perché arriva subito una volante e dopo poco un’ambulanza. Caricano la ragazza e partono. Restano due poliziotti e il gruppo di ragazzi che cominciano a svuotare le tasche, qualcuno piange, uno sta telefonando. I poliziotti prendono i documenti, fanno domande, guardano le bottiglie a terra.

Sul muro di fronte il lampeggiante proietta figure aliene che si muovono tra i gerani appesi ai  balconi, incorniciate dall’edera e dalle crepe. Un film, muto.

 

In-videre.

“Complimenti cara!!!” Occhio, malocchio… gli occhi non mentono. Quando il suono dei complimenti non è in sincrono con la luce degli occhi possiamo difenderci optando, a scelta, tra un gesto scaramantico dei più tradizionali o un rito woodo.

A volte si tratta di fronteggiare la semplice falsità, qualche volta siamo alla gogna dell’invidia. Perché?Perché siamo umani, deboli, a volte orribili, e ci piace il colore verde, noto colore dell’invidia, meglio se tendente all’acido.

Quindi anche se tutto, ogni cosa, vuole essere amata, capita che non ci riusciamo e visto che non possiamo invidiare un criceto, invidiamo gli altri esseri della nostra specie.
invidia, invidia, invidia,invidia,invidia,invidia, invidia, invidia, invidia,invidia, invidia, invidia  
Direi che è la reazione opposta a quanto avviene con le affinità elettive, “dove affini sono quelle nature che incontrandosi subito si compenetrano e si determinano reciprocamente”.
(cit. J. W. G.)
Con l’invidioso invece nessun amalgama o immedesimazione, come se si tentasse di mescolare l’olio e l’acqua. Piuttosto si fanno paragoni, si “guarda storto” (in-videre, lat.), macerandosi nella certezza che l’altro sia MEGLIO.
Vade retro. E’ sempre colpa degli altri, siamo sempre vittime? E se fossimo le cause?
invidia, invidia, invidia,invidia,invidia,invidia, invidia, invidia, invidia,invidia, invidia, invidia 
Mi piace pensare che sia possibile e ci provo.
invidia, invidia, invidia,invidia,invidia,invidia, invidia, invidia, invidia,invidia, invidia, invidia 
Allora, ” Tu, maledetta che sculetti su quei tacchi come se ci fossi nata e te ne vai senza neanche salutare mentre tutti ti guardano sognanti, sappi che NON ti invidio per niente.
NON invidio la tua bellissima età, NON invidio i tuoi successi professionali arrivati così in fretta,
NON invidio…”
invidia, invidia, invidia,invidia,invidia,invidia, invidia, invidia, invidia,invidia, invidia, invidia  
NON ce la posso fare.
NON è vero.
 invidia, invidia, invidia,invidia,invidia,invidia, invidia, invidia, invidia,invidia, invidia, invidia 
Perdoniamoci.
E chiediamo scusa a noi stessi per aver creduto di non essere abbastanza.

Il Pargolo

Sono al ristorante, si festeggia un pre-compleanno. Non chiedetemi cos’è, sta di fatto che mi è toccato comprare un regalo due settimane prima della festa in questione.

Appena entrata, è bastata una rapida occhiata al parterre per realizzare che sarebbe stata una di quelle giornate infinite. Le coppie invitate dalla festeggiata, con pargoli annessi, stavano già monopolizzando lo spazio con passeggini, cappottini, giochini.

Ora, non ho esperienza in merito da condividere perché PURTROPPO nella mia vita evidentemente i bimbi non erano previsti, ma meno male che non ho avuto nessun serial-killer, agito-passivo, autolesionista, in sorte.

A difesa di tutti quei genitori che combattono tra lavoro, casa, scuola, emergenze varie, mi pare di capire che non esiste una equazione esatta tra  educazione in famiglia e educazione civica. E i bambini sono bambini.

Ma oggi vorrei analizzare il maledetto Pargolo. Pargolo nell’accezione di infante, imperfetto, immaturo.

Quand’è successo che abbiamo perso il controllo sui Pargoli?

Mentre sto seduta in un angolo, valutando strategicamente come meglio difendermi dal lancio di panini dei Pargoli, incrocio lo sguardo di tre mamme, due neo papà e il gestore del Ristorante. Nell’ordine:

  1. le mamme in trance a fissare estasiate i piccoli mostri
  2. i neo papà, probabilmemte sedati, che imbracciano biberon, merendine e videogiochi
  3. il gestore che è in balia degli eventi e pensa a quanto è difficile guadagnarsi da vivere

Quest’ultimo è infatti consapevole che il suo ristorante, perderà in brevissimo tempo la sua connotazione  per trasformarsi nel palcoscenico dei fanciulli. A niente varranno le occhiate imploranti fatte alle madri in trance, perché i Pargoli sono i veri protagonisti.

Mio malgrado quindi, mi preparo ad ascoltare pietose canzoncine, intervallate dalla lettura del temino in classe e da passi di danza. Se tutto ciò durasse pochi minuti, se il tempo dedicato all’ego smisurato dei Pargoli fosse limitato a sollazzare la vanità dei genitori, saremmo anche divertiti dalle loro gesta, a volte davvero sorprendenti.

Il problema è capire quando abbiamo scambiato le manifestazioni del Pargolo, come lo schiaffo all’adulto, in una affermazione di autonomia, le urla disperate a terra da sindrome di Ganser, in delicatissimi momenti di asserzione  della personalità.  E se tu (non madre ovviamente) sollevi il sopracciglio in un moto di impazienza, preparati a scontrarti col disprezzo e la commiserazione delle madri in trance.

Poi penso ai miei nipoti, che sorprendentemente hanno una testa, due braccia e due gambe, come la maggior parte, e che invece ancora chiedono se possono…

Ma loro sono bambini.

Prima o poi

Specchio,specchio, altro che delle mie brame, direi più che altro BASTARDO!

E’ una splendida mattinata, mi alzo con una energia fantastica, una sorta di luce interiore che, volendo citare i mensili femminili più letti, “Non ti farà passare inosservata”. Questo era il mio stato d’animo, ante. La ricerca della tavoletta di cioccolata, invece, ha seguito la visione della mia immagine post-dormita di sei ore: occhiaia blu pavone su rughette sparse.

Avete notato quanto sa essere impietoso lo specchio mattutino? Inutile presentarsi con aria spavalda, alla ” chissenefrega, mi lavo con acqua calda-fredda-calda-fredda-calda-fredda”, tanto prima o poi ti fermi e, oltre ad un colorito da gita in ucraina a gennaio, non si ottiene altro.

Bisogna accettarlo. Il tempo che passa intendo.

Ed è dura. Soprattutto perché l’energia che hai continua a ricordare quella che eri, continua ad illuderti di poter sfidare le leggi della natura. Un po’ come a Ballando sotto le stelle.

Le più fortunate “non dimostrano l’età che hanno”.

Please. PLEASE! Vi rimando al link di queste Ladies, perché le adoro e perché non inseguono la giovinezza ma la vita.

E io, cerco di essere una di quelle fortunate. Va beh, calda-fredda-calda-fredda -calda-fredda-calda…

Colpo di forbici

A chi non è capitato di dover fronteggiare piccoli drammi? In genere si tratta delle conseguenze di una decisione impulsiva, presa per esorcizzare un momento negativo o un periodo difficile.

E’ così ti ritrovi a fissare incredula lo specchio che rimanda un’ immagine che una volta conoscevi… ti sei tagliata i capelli! Ma tanto, troppo.

Complimenti.

Ora, non importa se pensavi che il risultato sarebbe stato diverso, scordati di assomigliare a Sharon Stone. Purtroppo, fiondarsi dal parrucchiere e lasciare che tagli anni di chiome ribelli, non equivale ad eliminare problemi scottanti.

Volevi un cambiamento? La prossima volta TINTEGGIA LA CASA!

…e che cavolo.

Sansone docet.

7 minutes

Ammettilo, la tua vita è piena di buoni propositi.

Ogni 28 giorni circa, quasi seguendo le fasi lunari, oltre a cambiare pelle come un crotalo, te ne esci con qualche sfida con te stessa. E’ così che si sviluppano i temuti “progetti a tempo”, proponimenti virtuosi come la certezza granitica, che so, di perdere quei 4 chili che ti impediscono di indossare i jeans di 10 anni fa.

Tra le sfide più gettonate, ecco spopolare la gymn di 7 minuti al giorno. Mai provato? Ti esorto a cimentarti in quello che assomiglia più a una prova del vecchio “Giochi senza frontiere” che a una sessione di fitness.

La spiegazione che precede il suddetto 7 minutes workout è a dir poco subdola e mentre la leggi ti senti più leggera… rassicurata da quello che diventerà un momento imprescindibile della tua giornata!

YEAH! READY, STEADY, GO!

E via che si parte col cronometro che arriva a 30 secondi in un attimo! Dallo schermo del tuo laptop ti sorride una signorina che ti esorta a continuare dopo 10 secondi di riposo e …si riparte col nuovo esercizio mentre stai ancora pensando che ce la puoi fare, ma sono già finiti altri 30 secondi e riappare la signorina…

Ti alzi ma il nuovo esercizio è a terra, ti stendi, è finito il tempo, vai verso il muro , è ora di riposare, cerchi una sedia, stop, era il momento delle flessioni…

E’ FINITA! COMPLIMENTI!   A chi?

ORA FAI UN PO’ DI STRETCHING!   Perché?

HAI CONSUMATO 120 CALORIE!!!   Ma davvero?

Quindi, più che sudata direi con l’aria confusa di un Chiwawa che esce da una centrifuga, te ne vai verso il divano, allunghi una mano verso i cioccolatini che stanno proprio lì davanti, vicino a quel libro e…

HEY, DOMANI TI ASPETTANO ALTRI 7 MINUTI!!!YEAH!

Fantastico. Continua a leggere

Cronaca di un Pedone da marciapiede

Pessima giornata ieri.
Stavo rientrando, per niente soddisfatta, quindi con l’aura grigio topo, e dopo l’ennesimo spintone/spallata/borsata, mi fermai ad osservare il tumulto di piedi scomposti che calpestava il marciapiede. Una miriade di piedi con vita propria che mi stava puntando!
Così mi sorse il dubbio di non essere sufficientemente wow!, probabilmente di non incutere alcuna reverentia maiestatis, necessaria ad acquisire lo status di “pedonem rispettabilis“.
Urgeva un’autodifesa veloce ed efficace come una peretta.
Avrei potuto indossare uno scafandro puntuto, ma non sarei stata a mio agio, avrei preferito farlo indossare a loro, e al contrario.
Nel dunque arrivò l’ennesimo pedonem velocissimus con manoprolungaiphone, che stava visibilmente ciattando e, OVVIAMENTE, non poteva(lui) guardare dove stava andando.
“CHERI!!! Sono davanti a te  e mi rifiuto solennemente di spostarmi!”
Attorno a me, invece, gli altri si allontanarono, quasi stesse arrivando Mosé, e mi lasciarono sola, sulla traiettoria di impatto——————–
E impatto fu.
Quasi una testata, seguita dal volo del telefono.
L’urlo che ne seguì:BR….ST…DO…CA..VA..!!!, può essere così tradotto:
BRravo STo, DOve CAricare il telefono VA bene? (Ucraino)
BRight day, STill  DOwn, CAll me Valerie! (American Pie)
BRoches STar DOrée, CAspitina, l’avez vous VAluez? (French Kiss)
Sorvolai(come il Phone) sugli epiteti e mi concentrai sul bernoccolo.
Il pedonem velocissimus, nel meantime, si era allontanato sollevando polvere e schizzi di pozzanghere, continuando a imprecare.
La mia prima reazione, lo confesso, fu quella di raccogliere un sanpietrino e lanciarlo al pedonem velocissimus ma, essendo un pò a corto di superpoteri (avevo appena fatto una torta), il rischio di colpire qualcun altro era altissssssssssimo.
Quindi optai per un anatema.
Tempo un minuto e, in lontananza si udì un altro scontro frontale, a seguire: BR…ST..DO…CA…VA—–
La serata fu deliziosa.