#140 volte AnnA


Era da un po’ che girovagava tra i siti in cerca di idee. Era nato come passatempo, qualcosa per non restare fuori gioco, ormai avere un blog era come avere la patente. Si guardò allo specchio, forse il trucco era da ritoccare, la pettinatura non le piaceva e neanche come si era vestita. Com’era difficile creare qualcosa di diverso. Si alzò dalla scrivania e si accese una sigaretta andando verso la finestra. Rimase un po’ a guardare le gocce di pioggia cadere sul vetro e la sua immagine che si confondeva col riflesso delle luci del ristorante cinese, dall’altra parte della strada.

Non dormiva bene da un po’ di tempo e chattare era meno costoso delle benzodiazepine di sua madre. I followers erano in aumento, se ne erano aggiunti alcuni dal nome preoccupante:micatemordo, piùfigadite, mortochecammina,,, giunse alla conclusione che chiamarsi AnnA in fondo risultava originale. Le bastava pubblicare una foto dei suoi piedi con lo smalto appena fatto per venire retwettata centinaia di volte. I like si moltiplicavano se si era tagliata un dito.  Quella faccenda del Blue Whale l’aveva stomacata, cinquanta step autolesionisti da seguire come un malvagio estremo gioco dell’oca in cui nessuno vince. Guardò i retweet del suo ultimo post, poi guardò il tabacco fumante della sigaretta, accese il video e fissò lo schermo con la sigaretta in una mano, pronta a spegnarla sul dorso dell’altra.

Twittò: – Non trovavo il portacenere –  e postò il video.

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