Scrivendo sul WEB…

C’è FAME di lavoro. Mi è capitato di leggere questo annuncio:

Cerchiamo articolisti e blogger per stesura articoli su prodotti moda da pubblicare sul blog di un e-commerce. Cerchiamo amanti della scrittura e della moda, che scrivano da casa e inviino i loro articoli per la pubblicazione. Non è prevista retribuzione. Contattateci se interessati.”

Mi ha riportato agli anni ’90, quando a Roma, agli inizi, scrivevo GRATIS per una agenzia di stampa con succursale a New York. Stavo facendo praticantato, volevo prepararmi all’esame da pubblicista ed ero grata, felice direi, di questa opportunità.

Ricordo ore in fila per accedere a conferenze stampa ed eventi. Sì, ricordo bene le scarpe piene di piedi per il troppo camminare, lo stomaco aggrovigliato per la sete e gli assalti ai buffet da parte dei mostri sacri accreditati, gli unici a rientrare alla base con i gadget, i libri e gli inviti alle serate. Alcuni, già famosi scribacchini, erano davvero un pessimo esempio di etica professionale, ma avevano la coscienza pulita. Mai usata.

Prima di riuscire a pubblicare un articoletto di costume retribuito  e firmato col mio acronimo, è passato davvero molto tempo e molte nottate in tipografia a correggere le bozze. Rientravo a casa alle tre di notte, seguita dagli sguardi di disapprovazione del tassista di turno.

Tornando all’annuncio…

…se qualcuno vuole diventare giornalista pubblicista scrivendo sul WEB, lo invito a informarsi BENE prima.@–@

Il modo migliore di imporre un’idea a qualcuno, è fargli credere che sia sua (A.Daudet)

Bada ben, bada ben…

Paesino di provincia, uno dei tanti sparsi nel Nord Italia. Villette, campi e badanti. Tante badanti.

Qualche tempo fa, le riconoscevi alle fermate degli autobus o in fila con le borse di plastica al mercato, perché camminavano rapidamente, occhi a terra, in jeans e Hogan usate, ereditate da qualche signora durante il cambio stagione nell’armadio. Erano tutte straniere.
Qualcuna era laureata, parlavano minimo tre lingue.
Una vita dura, lontano da casa, risparmiando per la famiglia, per i figli che vedevano solo due o tre volte all’anno dopo 24 ore di tragitto in pulman stracarichi.
Ma ora, se cerchi una badante, ti rispondono ragazze italiane, che stanno studiando o sono semplicemente stanche di aspettare lavori che non si trovano. Tante ragazze che snobbano call  center e contratti a chiamata, che preferiscono essere pagate per quello che, in tempi felici, facevano come volontariato.
La paga è buona, in regola, con contributi e tfr, si lavora 6/8 ore al giorno e spesso comprende vitto e alloggio.
Certo, bisogna avere la pazienza di un monaco tibetano, la forza di un nerboruto e non bisogna essere schizzinose perché cambi di pannolini e lavaggi di anziani richiedono delicatezza e tatto, a volte stomaco di ferro.
Sicuramente non si tratta del lavoro dei sogni, non risponde ai sacrifici fatti in anni di studi e sono sicura che continueranno a cercare di trovare il proprio sbocco, la propria opportunità, ma nell’attesa cercano di mantenersi, di aiutare magri emolumenti familiari o di risparmiare per un progetto.
Ai miei tempi si usava andare au pair all’estero per studiare le lingue e il sacrificio era notevole, pochi soldi per interminabili pomeriggi con nani pestiferi e umiliazioni continue da matrigne stizzose, ma mi è servito. Per undici mesi la prima volta e 1 anno e mezzo la seconda. E due lingue perfezionate.
Quindi, brave ragazze, sono certa che ce la farete. Donne forti, che si sono messe in gioco, che non si vergognano di andare a lavare i piatti in un ristorante, che si spaccano la schiena d’estate a raccogliere pomodori (credo sia una delle attività più pesanti al mondo, seconda solo al taglialegna) e che continuano a scrutare l’orizzonte, a studiare, informarsi e proporsi.
Siate ribelli.😜

Roar

Ma cos’è? Una immagine che sovrasta la scrivania e riempie la parete, una Tigre, bellissima, mi fissa dal poster gigante.

Forse l’impiegata che mi sta guardando come se avessi interrotto l’esecuzione di un’Opera alla Scala, spera di essere protetta da tale feroce immagine e che nessuno si avvicini senza permesso. Mi dispiace, sono già nella stanza.

Lei si alza dalla sedia, lancia uno sguardo bistrato alla porta da dove sono appena entrata.

Ho chiesto permesso, giuro. Parla con la vicina di scrivania, forse una battuta, ma non afferro. Poi si siede e prende dei fogli, me li porge, e recita in un minuto l’equivalente di un manuale di istruzioni su come compilare i suddetti formulari. Mi congeda come una esausta insegnante di sostegno.

Lei e la collega si alzano in sincrono e parlando ad alta voce se ne vanno. Rimane l’eco dei loro tacchi un po’ strascicati e quel poster con la Giungla assolata, deserta, con la Tigre, immobile.

Sinonimi di Selvaggio [sel-vàg-gio] agg., s. (pl.m. -gi, f. -ge) : inospitale, poco socievole, disabitato.

Roar.

YOUNGHITUDINE

E anche ieri ho avuto conferma al mio stato di LIMBOFOLLIA: “To Young to be Old and To Old to be Young”.
Ma come funziona?
Quando avevo 30 anni ero troppo giovane per ricoprire incarichi ed ora cercano solo under 35…
In questa landa affollata, molto affollata, ci guardiamo increduli l’un l’altro.
Chi ha figli trentenni comincia ad osservarli con sospetto. Loro chattano ignari del fatto che i due pezzi da museo (dicesi genitori) navigano su Twitter o Facebook. Per la legge della “Mors tua vita mea”, dovranno fare attenzione alle nuove leve che arrivano spintonando cariche di energia, lauree, master e corsi di formazione.
Una dura lotta a suon di YOUNGHITUDINE che lascia sul campo carcasse di Baby Manager.
D’altra parte, se un romanzo orrido come <50 Sfumature di grigio> sta in cima alle classifiche, è lecito pensare che per tutti sia plausibile l’esistenza di un Megaboiardodelleconomia di (ben) 27 anni.

Occhei vecchie ciabatte. Diamoci una mossa perché qui non si muove foglia.