Snob

Snob.

Ti siedi al tavolino di questo famoso bar di Roma e guardandoti intorno lentamente ti accomodi. Sei così bella, lo sai e sai che ti stanno guardando. Accanto a te, signore e signori più o meno famosi, di mezza età, stanno parlando tra loro e qualcuno lancia una fugace occhiata. I camerieri ti conoscono, non passi inosservata, anzi, direi che sei fin troppo visibile, quasi esagerata. Capelli vaporosi e tacchi alti, una maglietta così attillata da sembrare un tatuaggio. Ma non sei volgare, sicuramente appariscente, eccentrica, ma non ordinaria, indossi solo capi di qualità, abbinati con gusto. Un canuto ex politico si volta e ti fissa senza vergogna mentre tu ordini una coppa di gelato, precisando bene i gusti: cioccolato amaro, crema e marron glacé. Ignori quello sguardo insistente, stai aspettando qualcuno. Ora sì che sono curiosa, ho finito il mio caffè shakerato, sono all’ombra e tira una brezza deliziosa. Ti accendi una sigaretta, più per scena che per vizio, e aspetti. Arriva qualcuno, ma tira dritto. Poi, in un attimo, siamo circondati da un gruppo vociante di ragazzini, insegnanti e camerieri che mi tolgono la visuale. Accidenti, spostatevi, vi volete togliere di torno? Cos’è questo caos improvviso? Non è tollerabile, non in questa piazzetta, non oggi. Passano lenti i minuti, un bulldog inglese si accomoda sotto al mio tavolino per il caldo e comincia a sbavare. Odio questi cani quando sbavano. Una signora di fianco a me cinguetta ” Che dolce!”. Ecco, allora lo tenga sotto il suo di tavolino. Alzo lo sguardo e…lei non c’è più! COME? Non è possibile, la mia curiosità è destinata a restare insoddisfatta, a metà, come il mozzicone di sigaretta che ha lasciato nel portacenere, come il gelato sciolto nella coppa d’acciaio che ora brilla al sole.

E il bulldog continua a sbavare.

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Dejà vu.

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Anche oggi parcheggio al solito posto. Un po’ per scaramanzia, un po’ per che culo! [lat. cūlus], la giornata mi appare subito migliore. Raggiungo la mia squadra e intavoliamo la solita kermesse pre-impegni quotidiani con la bonaria irrisione delle scarpe dei passanti.

Oggi siamo invitati a partecipare al Life Coaching  Un viaggio di esplorazione e di buchiscoperta, lavorando sul cambiamento.  Siamo HiPo (High Potential). Eccola, la vedo in lontananza, arriva Lei, la Coach Professionista.

Maria Laura: “Ma quanti anni ha?” – Paolo:” Carinaaaaa…” – Manuel:” Dovrebbero organizzarli più spesso questi incontri” – IO: non pervenuta.

Siamo seduti da 30 minuti. La mia attenzione sta scemando, forse perché è un dejà vu, forse perché “la professionista che facilita i processi di cambiamento dell’individuo“, sta parlando, parlando, parlando, senza arrivare da nessuna parte. Un po’ come remare in canotto controcorrente. Mi fa quasi tenerezza se non fosse che AVREI DA FARE.

Sfida. Ora parla di Sfida: “…il coach propone metodi, strategie e strumenti, assegna compiti, azioni e cambiamenti per raggiungere lo scopo prefissato…”

Eccoci. Forse ci siamo. A chi tocca fare questo? A chi tocca fare quello? E quell’altro?

“I “vorrei” si trasformeranno in “voglio”! Abbattete le Resistenze personali!”           …………………………………………………………………………………………………….

La mia autostima vuole un caffè. CAFFE’! Il mio Regno per un Caffè, LUNGO! Che ne dici? Non voglio una risposta immediata, ti invito a riflettere.

F.to  HiPo Bibidi Bobidi Bu

“Ti quoto”

Un’immagine vale più di mille parole. Vero. Ma quando le parole, meglio se poche, lasciano il segno, è una lotta tra titani. Le parole sono importanti, conoscere il loro significato aiuta ad evitare gaffe e problemi. Se avessi scritto totani e non titani avrei ottenuto un risultato differente, una zuppa di pesce.

“Gli angeli nel cielo parlano italiano”, fa dire Thomas Mann in Confessioni del Cavaliere d’Industria. L’italiano è una lingua bellissima, complessa e in continua evoluzione: TV, Pubblicità, Marketing, Quotidiani e (ebbene sì) i Blog sono tutti terreni fertilissimi, in cui si generano continuamente nuove espressioni: Spesometro, Esodati, Briffato, Skillato, Linkare, Loggarsi, Aristo-Pop, Uplodare, Mediagenico... I neologismi sono anarchici, le parole si autogenerano, si diffondono viralmente entrando a far parte del lessico di una lingua.

Poi esistono deviazioni come l’espressione ” Ti quoto” che nei forum si usa spessissimo per indicare che si sta”citando” quella risposta. Ma il verbo Quotare in italiano significa misurare, stimare nel senso di valutare. Non è dunque  inglese (I quote you) né  italiano (ti valuto). E’ così e basta.

Espressioni come “In buona sostanza…” sono defunte o in procinto di. Quell’allure romantica che rimandava a scene di nobili combattimenti verbali, lascia il passo a duelli rusticani tra tips, trends e tronisti. Soprattutto al suono di “CORTO E’ BELLO” nascono acronimi o abbreviazioni  usa e getta: Pelfie (selfie con un pet),  Bae ( la persona più importante per te – Before Anyone Else), Ship ( Relationship)…

Anche se personalmente adoro “Mi punge vaghezza” 😉

HAVE A LOOK

non possiamo non ASCOLTARE e LEGGERE i segnali delle nuove intelligenze digitali.

E mentre annusiamo le tracce lasciate da menti selvagge, libere nel vortice della fantasia, inorridendo quando ci scontriamo con coniugazioni verbali inesistenti o aberranti, lo studio della lingua italiana si espande in tutti i paesi del mondo:“Learn the language of your nonni!” (UCLA)

La lingua degli angeli, nonostante tutto, vola alta.

Il giorno più bello

E’ un bellissimo matrimonio. Io Amo i matrimoni, li adoro. Quasi tutti. Mi piacciono l’atmosfera, i confetti, i fotografi sempre tra i piedi e gli invitati.

Potrei stare ore (e in effetti è quello che succede) a guardare il look degli invitati. Non mancano mai almeno due signore/ine in lungo anche se si celebra a mezzogiorno, a volte appaiono cappellini da Reali d’Inghilterra anche per le nozze “de Gasperino er carbonaro”, e tutti, ma proprio tutti, siamo in lizza per i posti a sedere in romantiche minuscole chiesette che neanche a Lilliput.

Purtroppo, quasi sempre, al termine della Cerimonia, il riso non si può più lanciare. Sembra che finisca per sempre sul selciato, creando coltivazioni selvagge difficili da debellare. Ci aspetta quindi un tripudio di petali, piume, maxi coriandoli e farfalle, un Circo Togni mai visto.

Poi arriva il momento del tragitto fino al luogo prescelto per il Ricevimento.

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Tempo stimato, solo un’ora e trenta, un’ora e quaranta al massimo.

Ma ne vale la pena. Quando arrivi, ti accolgono subito con un calice di Champagne, quasi avessi vinto il Giro d’Italia, ben consapevoli della difficoltà che hai avuto nel decifrare quella maledetta micro-cartina-mappa annessa all’invito.

E’ magico. Tutto un tulle, candele e baci. Purtroppo a volte mancano solo gli Sposi, stanno facendo le foto romantiche su tutti, ma proprio tutti, i monumenti, ponti, fontane della città. Arriveranno un attimo prima che gli invitati, ormai ebbri di aperitivi e vino, comincino ad intonare cori alpini.

L’amore, come la pazienza, vince su tutto.

Roar

Ma cos’è? Una immagine che sovrasta la scrivania e riempie la parete, una Tigre, bellissima, mi fissa dal poster gigante.

Forse l’impiegata che mi sta guardando come se avessi interrotto l’esecuzione di un’Opera alla Scala, spera di essere protetta da tale feroce immagine e che nessuno si avvicini senza permesso. Mi dispiace, sono già nella stanza.

Lei si alza dalla sedia, lancia uno sguardo bistrato alla porta da dove sono appena entrata.

Ho chiesto permesso, giuro. Parla con la vicina di scrivania, forse una battuta, ma non afferro. Poi si siede e prende dei fogli, me li porge, e recita in un minuto l’equivalente di un manuale di istruzioni su come compilare i suddetti formulari. Mi congeda come una esausta insegnante di sostegno.

Lei e la collega si alzano in sincrono e parlando ad alta voce se ne vanno. Rimane l’eco dei loro tacchi un po’ strascicati e quel poster con la Giungla assolata, deserta, con la Tigre, immobile.

Sinonimi di Selvaggio [sel-vàg-gio] agg., s. (pl.m. -gi, f. -ge) : inospitale, poco socievole, disabitato.

Roar.

Da donna a scarpa…

” C’era una volta una bella scarpa, di pelle beige open toe, ed era una scarpa sola. Da tempo cercava di dare un senso al suo esistere e accettava inviti da tutti e per ogni evento.

Così, si era ritrovata a dover fronteggiare estenuanti corse campestri,  rimanere in piedi per ore in fila all’entrata di concerti, improvvisare arabesque strappa tendini, sfuggire schizzi salmastri in riva al mare, in bilico su dune di sabbia…

Da troppo tempo non trovava una collocazione adeguata, era davvero stanca.

Tante promesse, tante illusioni. Aveva provato a uscire con uno scarpone, ma era impenetrabile, quasi come lo stivale di gomma del mese prima.

Qualcuno le aveva detto che avrebbe dovuto accontentarsi, che non poteva certo pretendere di avere la luna, ma la scarpa voleva solo un’altra scarpa. O meglio, una scarpa che non la facesse tentennare, che l’aiutasse nel dolore di un callo ma anche che condividesse la gioia sfrenata di una serata passata a ballare fino allo sfinimento o la soddisfazione immensa di aver salito insieme un percorso vertiginoso di 4000 gradini.

Chiedeva troppo? Era così sbagliato sperare di avere al proprio fianco qualcosa su cui contare e per cui esserci sempre? Lei sarebbe stata un solido appoggio, la décolleté della vita.

Fu così che la scarpa, un bel giorno, mentre stava sfogliando una rivista, vide la sua anima gemella! Era proprio lei! Ma era già in coppia e  ahimè, l’altra, aveva sicuramente dieci anni di meno…”

Cara scarpa, non cedere, non cedere mai. Sbaglieresti e soffriresti. Non vorrai ritrovarti a zoppicare con al tuo fianco una infradito?

Si sa, la vita può riservare momenti difficili come la follia di un tacco rotto e le suole, prima o poi andranno rifatte ma, in due, si può tenere testa anche ad acquazzoni e pozzanghere, a patto di essere alla “stessa altezza”.

Tanti auguri…

Rape e cicoria

Ci sono i saldi al SUPER. I famigerati prendi 3 paghi 2. In realtà io amo i negozietti, quelli dal sapore antico, spesso con carissimi prodotti di nicchia che però assicurano gratificanti risultati culinari.

Ma cone resistere al richiamo dell’AFFARE?

Così anch’io mi ritrovo a passeggiare tra gli scaffali, si fa per dire. Provate a passeggiare, rallentando di tanto in tanto e qualcuno calpesterà senza pietà il vostro metatarso. Tentennate nella scelta delle olive e sentirete lo sguardo di rimprovero dell’inserviente intenta a sistemare tonnellate di pasta.
Effettivamente non capisce a cosa serva leggere i componenti della salsa, E’ IN OFFERTA!!!

Quindi, anche se la quantità di sodio ti causerà danni certi ai reni, non importa.

Guardo con circospezione la verdura, siamo in  marzo e le ciliegie sono in offerta, arrivano dal Cile. Ecco spiegato il prezzo, hanno viaggiato in business.

Mi dirigo al reparto casa: carta igienica, carta cucina, carta forno. Tre per tre, nove confezioni, praticamente porto a casa un albero in nove  scatole. Poi gli spray pulenti, i detersivi, i disinfettanti… Ho tutto ciò che mi serve, posso anche andare in letargo.

Ma  il percorso non è finito, mi aspetta l’ultimo girone infernale, la cassa. Un numero spropositato di casse aperte e non so mai quale scegliere. Mi dirigo verso la numero sei, ma non mi piace il numero, allora vado verso la otto ma mi sembra che ci siano troppi carrelli in fila. Cedo all’idiozia e mi fermo alla sette.

La cassiera sta lanciando la merce sullo scivolo di metallo dove, alla fine, una ragazza bionda sta parando gli articoli con maestria, infilandoli al volo nelle buste. Sarò all’altezza? Esco da cotanta mattinata con contusioni multiple alle dita e un quantitativo di roba esagerato.

E, ovviamente, mi sono dimenticata il pane.

E’ stato bello.

Sto guidando. Intorno a me una campagna viva, distese di terra concimata. MEGLIO chiudere il finestrino. Sono assorta nei miei pensieri bucolici, sono assorta… E appare lui all’orizzonte, dietro di me.

E’ inevitabile, non posso sfuggire, l’auto “chehatantafretta”mi sta inseguendo, mi punta minacciosa fino ad arrivare a 10 cm dal mio bagagliaio.

Perché caro?

Per quale stressante motivo stai cercando di sodomizzare la mia piccola Clio?

Passa caro, superami senza incertezze.

Non cercherò, lo giuro, di bloccarti, non avrò complessi nel vederti sfrecciare davanti a me e sparire dietro la curva. Vedi caro, non penserai di essere l’unico? Mi dispiace davvero. Ma appena sarai sparito, come d’incanto, apparirà un altro “chehatantafretta” e, come te, mi seguirà per alcuni minuti, così vicino da fare amicizia.

Quindi, non essere dubbioso, vai caro, vai.

Senza rimpianti.

Colpo di forbici

A chi non è capitato di dover fronteggiare piccoli drammi? In genere si tratta delle conseguenze di una decisione impulsiva, presa per esorcizzare un momento negativo o un periodo difficile.

E’ così ti ritrovi a fissare incredula lo specchio che rimanda un’ immagine che una volta conoscevi… ti sei tagliata i capelli! Ma tanto, troppo.

Complimenti.

Ora, non importa se pensavi che il risultato sarebbe stato diverso, scordati di assomigliare a Sharon Stone. Purtroppo, fiondarsi dal parrucchiere e lasciare che tagli anni di chiome ribelli, non equivale ad eliminare problemi scottanti.

Volevi un cambiamento? La prossima volta TINTEGGIA LA CASA!

…e che cavolo.

Sansone docet.

Toro Seduto

Sei a casa sola, il pigiamone ha vinto sulla sottoveste di seta perché FA FREDDO, e hai anche acceso il camino che neanche un lupetto…

Diciamo che sei in uno stato comodoso. Mentre fai zapping  suonano alla porta e tu SAI che dovresti saggiamente ignorarlo, MA non ce la fai. Dall’altra parte dello spioncino la tua amica di shopping con sconosciuta al fianco sorridono come stelle di hollywood.

“Allora proprio non vuoi venire? Ma dai….”

  1. Non potevate avvisarmi con un po’ di anticipo, che so, IERI?
  2.  E comunque NO, grazie, per rendermi presentabile non mi bastano 10 minutini, NO non posso mettermi addosso qualcosina e via
  3. Next time. Mi dispiace. Sì. Grazie. Ciao.

Mentre ti raggomitoli sulla poltrona scatta il momento meditativo e ti domandi quali strani meccanismi portano certe donne a invitare sempre all’ultimo momento. Ovviamente si  presentano con un look moooooolto semplice, da red carpet con capello stylish. E ovviamente ti guardano come Bambi sorpresi se fai notare che i tuoi di capelli invece hanno la forma della pinza tristemente ficcata in cima alla testa.

In passato avevi accettato l’invito, avevi ceduto alla tua ingenuità, pensando che alla base ci fosse il piacere di stare insieme…. ma ritrovarsi ignare, in jeans e coda di cavallo, all’inaugurazione del miglior ristorante del momento, ti ha insegnato a riconoscere i segnali, neanche fossi l’ultimo dei Sioux, e schivare soavemente la trappola.

Qui Toro Seduto, passo e chiudo.

PS: Quelle a cui  non  è mai successo verranno colpite da un anatema.

 

 

Vecchi si nasce

Vecchi si nasce.
E non per scherzo.
Stavo guardando una bimbetta che cantava in Tivvù e mi chiedevo quanti anni avesse.
Forse era una nana di trentacique anni. Ma NO!
Era proprio la figlioletta super-stra-ripena-di-talento di una adorante coppia di genitori neanche male, a dir la verità.
E, a dirla tutta, pareva che la bimbetta in questione fosse il risultato di violenze segrete, di interminabili notti rinchiusa nello sgabuzzino col lupo nero, di corsi di gorgheggio coatto ed ettolitri di decotto di erisimo bevuto con l’imbuto di prima mattina. (E’ noto che l’erisimo sollazzi le corde vocali e faciliti la diuresi).
Ergo, la questione che si propone incalzante è la seguente: perché?
Perché ogni volta che mi trovo di fronte a un enfant prodige vengo colta dal dubbio che sia stato un “tantino” manipolato?
Non avendo avuto bebè, pecco di esperienza nel settore, TUTTAVIA, quando parlo con i piccoli  emuli di Mozart, vengo assalita da un ribrezzo misto a incredulità: ESISTONO.
Non sono goblin cazzuti, sono solo bambini con una marcia(trionfale) in più.
Ecco perché, alla domanda della conduttrice alla piccola cantante:
< Ma le meches te le fai da sola?>
ho ripreso a respirare solo dopo la risposta:
< cosa sono le meches?>
Evviva(si fa per dire), Vecchi si diventa.