Al posto giusto

Sono al posto giusto, come un cucchiaio nella Nutella.  Deve essere per questo che oggi nessuno regge il mio sguardo o forse sono semplicemente “un tantino fuori”. Sarà che ho pianto molto e ora mi guardo con benevolenza, saggiamente consapevole che non è ancora finita, che altre prove mi attendono proprio là, dietro quell’angolo, camuffate da opportunità e non da scelte obbligate.

Che nessuno oggi mi ripeta slogan faciloni sulla positività, sui colori della vita e la beatitudine del nirvana. Oggi mi sento al posto giusto, la mia mente è in vacanza e rifugge eventi straordinari. Fisso la vetrina di una gelateria e il mio sguardo trapassa la mia immagine riflessa, fino ad arrivare alla ragazza che sta componendo un complicatissimo cono con topping colorati. La mia attenzione è attirata non tanto dalla torre di babele di gelato quanto dalla divisa della ragazza: reggiseno a punta stile Madonna anni ’80.

Puro marketing al gusto variegato amarena.

Già.

Un gelato, è quello che ci vuole per rompere il circolo dei pensieri ruminanti. Forse, se lo mangio in fretta, il freddo congelerà un attimo la mia mente che parla, parla, e non smette. Sono intasata dai pensieri ma non importa, in fondo ai miei pensieri c’è l’entrata alla caverna di Alì Baba, ma non sono sicura che basti dire “apriti sesamo”, non in questo periodo.

” Ok, vorrei  Vipera e Curry”. L’ho detto già che oggi sono al posto giusto?

Ti insulto, ma con garbo

” Non sta recitando, no? Lei è davvero così sgradevole? ”  Anche oggi purtroppo ho incrociato un modello base di essere umano, dotato solo di un corpo in movimento, senza grazia e sensibilità.

Sono certa di non essere la sola a incappare in esemplari maleducati, spesso corredati da ogni tipo di gadget anche se li vedrei bene solo con una clava. Sarà un Virus? Una forma infettante che, come un programma pirata, altera i comportamenti degli umani? Siamo sotto attacco del parassita arrogante?

Altrimenti non si spiega perché entri in certi negozi sorridente, salutando, e vieni accolta dalla mummia Ötzi, un po’ seccata, che biascicante ti chiede “lapossoaiutare?”  Mi verrebbe da rispondere NO, per favore LEI NO.

Quando poi ignorano o offendono gli anziani, allora il CAPITAN HARLOCK che è in me splende di luce propria, disposto a memorabili duelli dialettici per arginare gli alieni ignoranti.

Difficile difendersi, impossibile ignorare,quindi mi rendo conto di poter apparire snob, ma ACCANTO (a me) è un posto per pochi.

Gli occhi felici

E la metro frena, con la consueta delicatezza, facendomi scivolare di un metro sui sedili. Le ragazze, unghie laccate come opere di Warhol, le borse piene di libri e gli occhi felici stanno parlando:

Secondo te la mente è importante?”

Mah, esiste una giusta via di mezzo…

“Secondo te, cosa guardano gli uomini in mezzo alla strada? Se sei colta? Ma dai!”

Io non voglio essere un prodotto del mio ambiente, voglio che l’ambiente sia un mio prodotto.

“E questo cosa c’entra?”

Niente, l’ho letto la’…

Chiacchiere sciolte come l’aria di primavera, con quella leggerezza che si è destinati a perdere con l’età, quando i doveri allargheranno a dismisura i loro tentacoli. Anch’io sono stata così giovane?

Poi scoppiano a ridere, risate piene, di pancia, con gli occhi umidi che brillano e le parole intrappolate nei singhiozzi.

Le guardo scendere pattinando su quelle sneakers che è vietato indossare dopo i trent’anni e penso che “domani me le compro.” In fondo se sembra normale vedere pubblicità in cui si parla con una gallina confrontando la qualità dei biscotti, posso anche scegliere di vestirmi come mi pare. La metro riparte, come la vita, ma con meno strattoni.

E io sto sorridendo.